Pagina:Boccaccio - Filocolo di Giovanni Boccaccio corretto sui testi a penna. Tomo 2, 1829.djvu/89

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di fiero e aspro duca di battaglie, tornò umile e piacevole amante. Egli fa i cupidi e gli avari, liberali e cortesi: Medea, carissima guardatrice delle sue arti, poi che le costui fiamme sentì, liberamente sé e ’l suo onore e le sue arti concedette a Giansone. Chi fa più solliciti gli uomini all’alte cose, di lui? Quanto egli li faccia, rimirisi a Paris e a Menelao. Chi spegne più gl’iracundi fuochi, che fa costui? Quante volte fu l’ira d’Achille quetata da’ dolci prieghi di Pulisena cel mostra. Questi, più ch’altri, fa gli uomini audaci e forti, né so qual maggiore essemplo ci si potesse dare che quello di Perseo, il quale per Andromaca fece mirabile pruova di virtuosa fortezza. Questi adorna di belli costumi, d’ornato parlare, di magnificenza, di graziosa piacevolezza tutti coloro che di lui si vestono. Questi di leggiadria e di gentilezza a tutti i suoi suggetti fa dono. Oh quanti sono i beni che da costui procedono! Chi mosse Vergilio, chi Ovidio, chi gli altri poeti a lasciare di loro etterna fama ne’ santi versi, i quali mai a’ nostri orecchi pervenuti non sarieno se costui non fosse, se non costui? Che direm noi più della costui virtù, se non ch’egli ebbe forza di mettere tanta dolcezza nella cetera d’Orfeo, che, poi ch’egli a quel suono ebbe chiamate tutte le circunstanti selve, e fatti riposare i correnti fiumi, e venire in sua presenza i fieri leoni insieme co’ timidi cervi con mansueta pace, e tutti gli altri animali similemente, egli fece quetare le infernali furie e diede riposo e dolcezza alle tribulate anime: e dopo tutto questo, fu di tanta virtù il suono, ch’egli meritò di riavere la perduta mogliere. Dunque costui non è cacciatore d’onore,