Pagina:Boccaccio - Il Filostrato di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto su i testi a penna, 1831.djvu/111

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PARTE TERZA 99


LVI.


Fu la mattina: Pandaro venuto
     A Troilo levato, e’ salutollo,
     E Troilo gli rendè il suo saluto,
     E con disio gli si gittò al collo:
     Pandaro mio, tu sii il ben venuto:
     E nella fronte con amor baciollo;
     Tu m’hai d’inferno messo in paradiso,
     Amico mio, se io non sia ucciso.

LVII.


Io non potrei giammai operar tanto
     Se per te mille volte il dì morisse,
     Che io facessi un atamo di quanto
     Conosco aperto ti si convenisse:
     Tu m’hai in gioia posto d’aspro pianto;
     E da capo baciollo, e quindi disse:
     Dolce mio ben, che contento mi fai,
     Quando sarà ch’io più ti tenga mai?

LVIII.


Non vede il sol, che tutto il mondo vede,
     Sì bella donna nè tanto piacente,
     Se le parole mie meritan fede,
     Sì costumata, vaga ed avvenente,
     Quanto lei, la cui buona mercede,
     Più ch’altro i’ vivo allegro veramente;
     Lodato sia amor che mi fe’ suo,
     E similmente il buon servigio tuo.