Pagina:Boccaccio - Il Filostrato di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto su i testi a penna, 1831.djvu/135

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PARTE QUARTA 123


XXXI.


Se la mia vita lieta e grazïosa
     Ti dispiacea, perchè non abbattevi
     Tu la superbia d’Ilïon pomposa?
     Perchè il padre mio non mi toglievi?
     Che non Ettor, nel cui valor si posa
     Ogni speranza in questi tempi grievi?
     Perchè non ten portavi Polissena,
     E perchè non Paris, ed anco Elena?

XXXII.


Se a me fosse Griseida sola
     Rimasa, di nïuno altro gran danno
     Non curerei, nè ne farei parola;
     Ma li tuoi strali drittamente vanno
     Sempre alle cose d’onde s’ha più gola;
     Per mostrar più la forza del tuo inganno,
     Tu te ne porti tutto il mio conforto:
     Deh ora avessi tu me innanzi morto!

XXXIII.


Omè Amor, signor dolce e piacente,
     Il qual sai ciò che nell’anima giace,
     Come farà la mia vita dolente,
     S’io perdo questo ben, questa mia pace?
     Omè Amor soave, che la mente
     Mi consolasti già, signor verace,
     Che farò io, se m’è tolta costei,
     A cui per tuo voler tutto mi diei?