Pagina:Boccaccio - Il Filostrato di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto su i testi a penna, 1831.djvu/159

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

PARTE QUARTA 147


CIII.


Ed abbiam tanto pianto oggi egli ed io,
     C’ho maraviglia donde egli è venuto;
     Ora alla fine pel consiglio mio
     Alquanto s’è di pianger ritenuto,
     E par che d’esser teco abbia desio,
     Per ch’io a dir, siccome gli è paciuto,
     Tel son venuto, pria che vi partiate,
     Acciocchè insieme alquanto vi sfoghiate.

CIV.


Grande è, disse Griseida, il mio dolore,
     Come di quella che più che sè l’ama,
     Ma ’l suo m’è di gran lunga maggiore,
     Udendo che per me la morte brama;
     Or s’aprirà, s’aprir si dee mai cuore
     Per fera doglia, il mio; ora si sfama
     La nemica fortuna in su’ miei danni,
     Ora conosco i suoi occulti inganni.

CV.


Grave m’è la partita, Iddio il vede,
     Ma più m’è di veder Troilo afflitto,
     E incomportabil molto, per mia fede,
     Tanto ch’io ne morrò senza rispitto,
     E morir vo’ senza sperar mercede,
     Poichè ’l mio Troilo veggio sì trafitto;
     Di’ quando vuol venir, questo mi fia
     Sommo conforto nell’angoscia mia.