Pagina:Boccaccio - Il Filostrato di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto su i testi a penna, 1831.djvu/17

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PROEMIO 5

amore e dolce speranza mi soleano infiammati trarre dal petto? Certo io non ho altro che dirne, se non che moltiplicati in molti doppii di grandissima angoscia, mille volte ciascuna ora da quello per la mia bocca fuori sono sforzatamente sospinti. E similmente le mie voci, le quali già alcuna volta mosse, non so da che occulta letizia procedente dal vostro sereno aspetto, in amorosi canti, e in ragionamenti pieni di focoso amore, s’udirono sempre poi chiamare il vostro nome di grazia pieno e amore per mercede, e la morte per fine de’ miei dolori, e i grandissimi rammarichii possono essere stati uditi da chi m’è stato presso.

In cotal vita adunque vivo da voi lontano, e sempre più comprendo quanto fosse il bene, e ’l piacere e il diletto che da’ vostri occhi per addietro male da me conosciuto procedeva: e come che tempo assai mi prestano e le lagrime e’ sospiri a potere del vostro valore ragionare, e ancora al presente della vostra leggiadria, de’ costumi gentili, e della donnesca altezza, e della sembianza vaga più ch’altra, la quale io sempre con gli occhi della mente riguardo tutta, e mentre perciò di tale ragionamento o pensiero non dico che alcuno piacere l’anima non senta, ma questo piacere viene mischiato con un disio ferventissimo, il quale tutti gli altri disii accende in tanta fiamma di vedervi, che appena in me regger gli posso, che non mi tirino, posta giù ogni debita onestà e ragionevole consiglio, colà dove voi dimorate; ma pur vinto dal volere il vostro onore più che la mia salute guardare, gli raffreno; e non avendo