Pagina:Boccaccio - Il Filostrato di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto su i testi a penna, 1831.djvu/251

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PARTE SETTIMA 239


XCVII.


I suoi costumi sono assai palesi,
     E perciò non mi par ch’abbian mestieri
     Nè d’altrui nè da me esser difesi;
     Nè credo in questa terra cavalieri,
     E siencen quanti voglin de’ cortesi,
     Cui non mattasse in mezzo lo scacchieri
     Di cortesia e di magnificenza,
     Sol che in ciò far le basti la potenza.

XCVIII.


Ed io il so, che già istato sono
     Dov’ella me ed altri ha onorati
     Sì altamente, che in real trono
     Ne seggon molti alli quali impacciati
     Parria essere stati, e in abbandono
     Siccome vili n’avrien tralasciati:
     Se ella è stata qui sempre pudica,
     La fama sua lodevole lo dica.

XCIX.


Che più, donna Cassandra, chiederete
     In donna omai? il suo sangue reale?
     Non son re tutti quelli a cui vedete
     Corona o scettro o vesta imperïale;
     Assai fiate udito già l’avete,
     Re è colui il qual per virtù vale,
     Non per potenza: e se costei potesse,
     Non cre’ tu ch’ella come tu reggesse?