Pagina:Boccaccio - Il Filostrato di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto su i testi a penna, 1831.djvu/48

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36 IL FILOSTRATO


XIV.


Forse fia tal colei che ti tormenta,
     Che ’n tuo piacer potrò operare assai,
     Ed io farei la tua voglia contenta,
     Se io potessi, più ch’io non fei mai
     La mia; tu il vederai: fa’ ch’io senta
     Chi sia colei per cui questa pena hai;
     Leva su, non giacer, pensa che meco
     Ragionar puoi come con esso teco.

XV.


Si stette Troilo alquanto sospeso,
     E dopo il trarre d’un sospiro amaro,
     E di rossor nel viso tutto acceso
     Per vergogna, rispose: amico caro,
     Cagione assai onesta m’ha difeso
     Di farti l’amor mio palese e chiaro,
     Perocchè quella che qui m’ha condotto
     È tua parente; e più non fece motto;

XVI.


E sopra il letto ricadde supino,
     Piangendo forte e nascondendo il viso.
     A cui Pandaro disse: amico fino,
     Poca fidanza t’ha nel petto miso
     Cotal sospetto; orsù lascia il tapino
     Pianto che fai, che io non sia ucciso;
     Se quella ch’ami fosse mia sorella,
     A mio potere avrai tuo piacer d’ella.