Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/100

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80 COMENTO DEL BOCCACCI

no nel terzo libro, poco dopo il principio. E già ad età più piena d’anni venuti, veggendo gli onori, la pompa, la potenza e la grandigia de’ re, e de’ signori, de’ gran cittadini, di quegli s’accendono, e quinci invidiosi, superbi, crudeli, e ambiziosi divengono: le quali cose, e altre molte così successivamente, e talora con altro ordine cresciute, e multiplicate e abituate in noi, nel sonno della oblivione de’ comandamenti di Dio ci legano, e tengono sì stretti, che quasi convertite in natura, per romore che fatto ci sia in capo destare non ci lasciano da addormentare, miseri, nel sonno de’ peccati; perciocchè molti altri, ma non gli avversarii nostri, con li quali, se creduti sono, ogni matura e robusta età adoppiano: ma perciò mi piacque far singular menzione di questa, perchè in questo modo presi, ci abituiamo ne’ peccati. E por giù l’abito preso è difficilissimo, e se pur si rimuove l’uomo talvolta del peccare, con molto meno difficultà n’è rivocato colui che abituato vi fu, che colui che non vi fu abituato, e alcuna volta da essa memoria delle colpe già commesse n’è ritirato: nè è mia intenzione il modo.

La terza cosa, la qual dissi era da cercare, è di veder qual sia la via, la quale l’autore dice d’avere per questo sonno smarrita. Egli è il vero che le vie son molte, ma tra tutte, non è che una che a porto di salute ne meni, e quella è esso Iddio, il quale di sè dice nell’Evangelio: Ego sum via, veritas, et vita; e questa via tante volte si smarrisce (dico smarrisce, perchè chi vuole la può ritrovare, mentre nella presente vita stiamo) quante le nostre iniquità da’ piacer di Dio