Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/104

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84 COMENTO DEL BOCCACCI

del paganesimo tutti da sè cacciò. Tocca alcuna volta con aperta visione, come fece san Paolo quando andava a Damasco: e fu di sì fatta forza questo toccamento, che esso divenne subitamente di lupo agnello, e vaso di elezione pieno di Spirito santo. Tocca ancora co’ suoi messaggeri, siccome fece David, il quale per l’omicidio d’Uria e per l’adulterio di Bersabè essendosi dal suo piacer partito, mandatogli Natam profeta il fece conoscere, il quale piangendo, e in quel salmo allora da lui composto, cioè, Miserere mei Deus, la sua misericordia addomandando, impetrò del commesso perdonanza. E similmente Ezechia re, nunziatagli per comandamento di Dio da Isaia profeta la sua morte, pianse e pregò, e impetrò quindici anni di vita. Tocca ancora con tribulazioni intorno alle cose mondane; perchè gli uomini sentendosi affliggere nella perdita de’ figliuoli e delle possessioni, delle mercanzie, degli stati e di simili cose, quasi desti dal mortal sonno si ritornano verso Iddio, e ingegnansi d’uscire della via delle tenebre, e tornare alla luce. E quantunque saper non possiamo qual si fosse di queste, o forse d’alcuna altra, la maniera con la quale la grazia di Dio toccò l’autore, addormentato del sonno mentale, credesi nondimeno per molti che da tribulazioni fosse tocco; già avveggendosi in questo tempo, nel quale la presente opera incominciò, di quello che poi quasi a mano a mano gli avvenne, cioè di dover perdere lo stato suo, e di dovere andare in esilio, e di dovere nelle proprie cose ricever danno; per la qual cosa, da questa grazia operante tocco, cominciò a pensare,