Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/106

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86 COMENTO DEL BOCCACCI

nel mezzo tra Fiesole e Arezzo, e in alcun luogo dice la Scrittura, Jerusalem essere nel mezzo del mondo: per lo qual mezzo molti intendono il mezzo puntale, e ciò, come i geometri sanno, non è vero: e perciò in questa parte è da prendere la parola dell’autore, quanto alla persona sua, per lo mezzo puntale; perciocchè, come di sopra mostrammo, egli era di età di trentacinque anni, ch’è il mezzo puntale della vita nostra, quando, tocco dalla grazia di Dio, si ravvide dove l’aveva la ignoranza menato. Ma perciocchè a ciascuno uomo in che età egli si sia, può avvenire tutto il dì, che abbandonata la via della verità s’entra ne’ vizii, e similmente per la grazia di Dio il ravvedersi si può per gli altri, i quali in altra età che l’autore si ravveggono, intender questo mezzo quello spazio che è posto infra il dì della nostra natività e il dì della morte: e puossi quel mezzo il quale per l’autore s’intende, che è intorno all’età de’ trentacinque anni, moralmente prendere, secondochè in quella età ogni corporale virtù è a sua perfezion venuta. E così in qualunque tempo l’uomo si ravvede del suo mal vivere, e al ben vivere si converte, si può dire ogni potenza animale esser venuta in perfetta virtù; e così nella buona disposizione, aiutato dalla grazia cooperante, perseverando, va di questa virtù in altra maggiore, e di quell’altra in un’altra, tantochè egli perviene dove ciascun discreto desidera di venire.

La sesta cosa, la qual dissi che era da investigare, era quello che egli intendesse per quella selva oscura e malagevole, nella quale dice si ritrovò. È adun-