Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/107

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

SOPRA DANTE 87

que questa selva, per quello che io posso comprendere, l’iuferno, il quale è casa e prigione del diavolo, nella quale ciascun peccatore cade ed entra sì tosto come cade in peccato mortale. E che ella sia r inferno, la descrizion di quella il dimostra assai chiaro, in quanto dice che ella era oscura, cioè piena d’ignoranza; il che assai chiaro ne mostra Isaia quando dice: Erravimus a via verltatis, et sol justitiae llluxit nobis; considerata la qualità di coloro che in essa dimorano; perocchè se in loro fosse alcuna luce di sapienza, non è alcun dubbio che non cessasson tantosto d’uscirne. E chi è più ignorante che colui, il quale potendo schifare il fare contro a’ comandamenti del suo creatore, che può ciascun che vuole, si lascia tirare alle lusinghe della carne e del mondo, e alle fallacie del demonio? O che pure veggendosi per la nostra fragilità tirato non si sforza, avendo la via d’uscirne, ma aggiugnendo l’una colpa sopra l’altra, più sè medesimo inviluppa, e fa col continuo peccare più tenebroso il suo intelletto, e più forti le catene del suo avversario? Dice oltre a ciò questa selva essere selvaggia, siccome del tutto strana da ogni abitazione umana; perciocchè nella prigion del diavolo, nella quale noi medesimi peccando ci mettiamo, non è alcuna umanità, nè pietà nè clemenza, anzi è piena di crudeltà, di bestialità e di iniquità: nè osta il dire, egli v’abitano gli uomini peccatori, perciocchè questo non è vero, che come l’uomo ha commesso il peccato egli diventa quella bestia, li cui costumi son simili a quel peccato. Verbigrazia, colui che nel vizio della lussuria si lascia