Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/112

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92 COMENTO DEL BOCCACCI

a colui il quale puote liberare ciascuno, che con effetto vuole, delle mani dello inferno.

La nona cosa la qual dissi considerar si volea, era quello che l’autor sentisse per la considerazione avuta, poichè alquanto la paura gli cessò; e appare per le sue parole essere stata del pericolo nel quale si vedeva essere stato la passata notte: per la quale dobbiamo intendere il primiero atto dell’animo di colui, che la passata miseria della sua vita comincia a cognoscere: il quale veramente non è altro che paura, e spezialmente avendo egli spazio e alcuna luce di sentimento, per la qual possa discernere quante e quali possano essere state quelle cose che in quella miseria l’avrebbono, ciascuna per sè medesima, potuto far morire di perpetua morte: e massimamente conoscendo la ingratitudine sua verso Iddio, dal quale infiniti beneficii ha ricevuti, conoscendo la sua giustizia, la quale passato il tempo della misericordia è irrevocabile, nè si può come quella de’ mortali giudicii con preghi nè con lagrime piegare, nè corromper con doni o con eccezioni prolungare. Dalla quale considerazione si levan presti coloro, li quali invano non ricevono la divina grazia, e per la diserta piaggia a salire al monte muovono i passi loro. E dice diserta, perciocchè ancora è sterile, e senza alcun virtuoso frutto l’anima di colui, che pure ora comincia a partirsi della via del peccato.

La decima cosa la qual’è da essere cercata dissi, è quello che noi dobbiamo sentire per le tre bestie, le quali l’autor mostra che impedivano il suo cammi-