Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/121

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SOPRA DANTE 101

sia, non soffera 1’animo d’esser contento al suo, ma continuamente preme e oppressa i minori: ruba l’avere, occupa le possessioni, batte e ferisce i resistenti, e in ciascun suo atto è violento e pieno d’ogni nequizia, e in ogni cosa vuol soprastare agli altri, estimando per questo lo stato suo divenir maggiore, essere più temuto e di più eccellente animo reputato. La qual cosa condusse Giugurta re di Numidia ad essere del sasso Tarpeio gittato nel Tevero, e Jezzabel ad essere della torre sospinta, e da cavalli e da carri e dagli uomini scalpitata, e divenir loto e sterco della vigna di Nabaot: e Antioco re d’Asia e di Siria essere oltre al monte Tauro da’ Romani rilegato. Similemente dissi, che il leone era altisono nel ruggir suo, e che egli spaventa le bestie circunstanti: il che Amos profeta dice: Leo rugiet, quis non timebit? Al qual romore il vizio della superbia è evidentissimamente simigliarne, in quanto l’uomo superbo sempre usa parole altiere, spaventevoli e oltraggiose in ogni suo fatto; sempre parla di sè e de’ suoi gran fatti, e dilettasi e vuole che altri ne parli, quello estimando d’essere che i paurosi ragionano per piacergli. Per la qual bestialità Nabuccodonosor, di sè medesimo per divina operazione ingannato, lasciato il solio reale, n’andò a pascer l’erbe ne’ boschi: Simon Mago cadde d’aria e fiaccossi la coscia: Roboan re de’ Giudei, de’ dodici tribi d’Israel, perdè nove. Le quali cose sanamente considerate, assai aperto dimostrano noi dover potere per lo leone, al nostro autore apparito, intendersi il vizio della superbia, la quale all’uomo, che da lei e dall’altre nequizie si vuol partire,