Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/136

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116 COMENTO DEL BOCCACCI

ficano è, che dicono essere antico costume degl’imperadori de’ Tartari, le magnificenze de’ quali e le ricchezze appo noi sono incredibili, morendo essere da alcuno de’ loro servidori portato, sopra un’asta, per la contrada dove more, una pezza di feltro, e colui che la porta andar gridando: ecco ciò che il cotale imperadore, che morto è, ne porta di tutti i suoi tesori: e poichè questa grida è andata, in questo feltro inviluppano il morto corpo di quello imperadore; e cosi senza alcun altro ornamento il seppelliscono. E per questo dicon così: questo veltro, cioè colui che prima dee dimostrare gli effetti di questa costellazione, nascerà in Tartaria tra feltro e feltro, cioè regnante alcuno di questi imperadori il quale regna tra feltro, adoperato nella morte del suo predecessore, e quello che si dee in lui nella sua morte adoperare. Questa opinione sarebbero di quelli che direbbono avere alcuna similitudine di vero, la quale non è mia intenzione di volere fuori che in uno atto riprovare, e questo è in quanto dicono, quegli imperadori aver grandissimi tesori; e perciò quivi mostra, istimino dall’abbondanza de’ tesori riservati, e sendo sparti, doversi la gola dell’avarizia riempiere, e gli effetti magnifichi cominciare, il che mi par piuttosto da ridere che da credere: perciocchè quanti tesori fu mai sotto la luna, o sarà, non avrebbe forza di saziare la fame di un solo avaro, non che d’infiniti, che sempre sopra la terra ne sono. Che dunque più? tenga di questo ciascuno quello che più credibile gli pare, che io per me credo, quando piacer di Dio sarà, o con opera del cielo, o senza, si trasmuteranno in