Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/137

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SOPRA DANTE 117

meglio i nostri costumi. E questo, quanto sopra il primo Canto, basti d’avere scritto, sempre a correzione di coloro che più sentono che io non faccio.

Possono per avventura essere alcuni li quali forse stimano, non solamente in questo libro, ma eziandio in ogni altro, e ne’ divini, ne’ quali figuratamente sì parli, ogni parola aver sotto sè alcun sentimento, diverso da quello che la lettera suona; e però non essendo nel precedente Canto ad ogni parola altro sentimento dato che il litterale, diranno nell’aprire l’allegoria essere difettuosamente da me proceduto. Ma in questa parte, salva sempre la reverenza di chi il dicesse, questi cotali sono della loro opinione ingannati; perciocchè in ciascuna figurata scrittura si pongono parole che hanno a nascondere la cosa figurata, e alcune che alcuna cosa non ascondono; ma però vi si pongono, perchè quelle che figurano possan consistere: siccome per esempio si può dimostrare in assai parti nella presente opera. Che ha a fare al senso allegorico,

La sesta compagnia in duo si scema?

Che n’ha a fare,

Così discesi del cerchio primaio?

Che molte altre a queste simili? E se queste se ne tolgono, come potrà seguire l’ordine della dimostrazione che l’autore intende di fare? Come acconciarsi quelle che per significare altro si scrivono? Se ogni parola avesse alcun altro senso che il litterale a nascondere, di soperchio avrebbe san Girolamo detto nel proemio dell’Apocalissi, e nn in altra parte della Scrittura, tanti essere i misterii quante son