Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/168

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148 COMENTO DEL BOCCACCI

acciocchè quando quello avverrà, che i corpi superiori facciano venire al suo fine il suo mortal corpo, viva di lui per li suoi meriti, eziandio non volendo i corpi superiori, il nome suo e la fama delle sue operazioni, non altrimenti che se esso vivo fosse, E in quanto dice, questa nella prima tema essere piccola, non ce ne inganniamo; perciocchè quantunque grandi sieno le opere delle quali ella nasce, nondimeno paiono da un temore degli uditori cominciare a spandersi. Poi in quanto dice Virgilio, essa elevarsi nei venti, niuna altra cosa vuol dire se non essa divenire in più ampio favellio delle genti: o vogliam per quel sentire essa mescolarsi ne’ ragionamenti della gente mezzana. E in quanto poi discende nel suolo della terra, intende il poeta lei mescolarsi nel vulgo: e cosi quando mette il capo ne’ nuvoli, dobbiamo intendere lei dovere mescolarsi ne’ragionamenti de’prencipi e degli uomini sublimi: e l’avere l’alie e’ pie veloci assai, manifestamente dimostra il presto trascorso d’una parte in un’altra: e per gli occhi, li quali le descrive molti, sente agli occhi della fama ogni cosa pervenire, e così agli orecchi: e lei non tacer mai, dovechè ella si favelli, o in pubblico o in occulto, o un luogo o un altro, lei non dormir mai: e volar la notte per lo mezzo del cielo e per 1’ombra della terra, non credo altro intendere si debba, se non il suo continuo andamento di questo in quello: e per li suoi rapporta menti varii e molti, metter temore ne’ popoli, e per conseguente fare guardar le terre, e alle porti e sopra le torri fare stare le guardie e gli speculatori. E perciocchè essa non cura di