Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/171

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SOPRA DANTE 151

de’ pontefici giudicato, a due deità non potersi un tempio solo farsi; perciocchè se alcuna cosa miracolosa in quello avvenisse, non si saprebbe a quale delle due deità ordinare i sacrificii debiti e le supplicazioni. E perciò fu ordinato, che a ciascuna delle due deità si facesse un tempio: li quali furono fatti congiunti insieme in questa guisa, che nel tempio fatto in reverenza dell’Onore non si poteva entrare, se per lo tempio della Virtù non s’andasse. E questo fu fatto a dare ad intendere, che onore non si poteva acquistare se non per operazione di virù. È oltre a questo fatto onore ad alcuni, li quali per loro merito non ricevono, ma per alcuna dignità loro conceduta, o per la memoria de’ lor passati, o forse per la loro età, questi sono andando messi innanzi, posti nelle prime sedie, e in simili maniere onorati. Le laude, come l’onore si fa in presenza a colui che meritato l’ha, così si dicono lui essendo assente, perciocchè se lui presente si dicessero, non laude ma lusinghe parrebbono. La gloria è quella che delle ben fatte cose da’ grandi e valenti uomini, essendo lor vivi, si cantano e si dicono, e l’essere con ammirazione dalla moltitudine riguardati, e mostrati e reveriti, come fu già Giunio Bruto, avendo cacciato Tarquino re, e liberata Roma dalla sua superbia; e Gajo Mario avendo vinto Giugurta, e sconfitti i Cimbri e’ Teutoni. Fama è quello ragionare che lontano si fa delle magnifiche opere d’alcun valente uomo, e che dopo la sua vita persevera nelle scritture di coloro i quali in nota messe l’hanno, spandendosi per lo mondo, e molti secoli continuando, come ancora e udiamo e