Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/172

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152 COMENTO DEL BOCCACCI

leggiamo tutto il dì di Pompeo Magno, di Giulio Cesare dettatore, d’Alessandro re di Macedonia e di simiglianti.

Ma da tornare è alla intralasciata materia: e dico, che avendo questa donna cattata la benivolenza di Virgilio, gli comincia a dichiarare il suo desiderio dicendo: L’amico mio, cioè Dante, il quale lei mentre ella visse, come detto è, assai tempo e onestamente avea amata; e però siccome l’autore nel Purgatorio dice: amore

Acceso da virtù, sempre altro accese
Sol che la fiamma sua paresse fuore:

mostra dovere egli essere stato onestamente amato da lei: dal quale onesto amore, è di necessita essere stata generata onesta e laudevole amistà, la quale esser vera non può nè è durabile se da virtù causata non è. E così mostra che fosse questa, in quanto la donna, di lui parlando, il chiama suo amico. E qui non senza cagione, lasciato stare il proprio nome, il chiama la donna amico: la quale è per dimostrare, per la virtù di così fatto nome, l’autore le sia molto all’animo: e per mostrare in ciò che ella non vegna a porgere i preghi suoi per uomo strano o poco conosciuto da lei. E aggiugne: e non della ventura, cioè della fortuna perciocchè infortunato uomo fu l’autore: e questo aggiugne ella per mettere compassione di lui in Virgilio, il quale intende di richiedere che l’aiuti, perciocchè degl’infelici si suole avere compassione. Nella diserta piaggia, della quale di sopra è più volte fatta menzione, è impedito, dalle tre bestie, delle quali di sopra dicemmo: , cioè tanto, nel