Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/184

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164 COMENTO DEL BOCCACCI

perciò per dovere tosto a quella grazia pervenire, dee il peccatore ingegnarsi di fare ogni atto meritorio: far limosine, l’opere della misericordia, usare alla chiesa, digiunare, orare, e simili cose adoperare: perciocchè quantunque senza lo stato della grazia a salute non vagliano, sono nondimeno preparatorie a doverci più prontamente e più prestamente menare a meritare, e ad avere la divina grazia. E perciò quantunque ad averla l’autore si disponga, perciocchè ancora non l’ha, ne dimostra il principio del suo cammino cominciarsi di notte.

Seguita di vedere, essendo l’autore già entrato dietro alla ragione in cammino, donde potesse nascere in esso la viltà d’animo, la qual dimostra nel dubbio il quale seco medesimo muove alla ragione: nel quale assai manifestamente mostra lui ancora nello stato della grazia non esser tornato, e per questo aver avuto in lui forza il sospettare de’ consigli della ragione. Per la qual cosa in molti avviene, che in sè medesimi raccolti, contro alle dimostrazioni della ragione disputano: e di questo considerata la nostra fragilità, non dobbiamo noi per avventura molto maravigliare: e la ragione può esser questa. Assai manifesta cosa è, eziandio in ciascun costante uomo, nel mutamento di uno stato ad un altro alquanto gli uomini vacillare e stare in pendente, s’è il migliore o non è, dello stato nel quale si trova trapassare ad un altro, o pure in quel dimorarsi. E non è alcun dubbio, che stando l’uomo in pendente, che ogni piccola sospinta il può molto muovere, e farlo più nell’una parte che nell’altra pendere. Avviene adun-