Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/36

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16 COMENTO DEL BOCCACCI

voler giacere con lei, la quale in forma di sè gli pose innanzi una nuvola, con la quale giacendo, d’essa ingenerò i Centauri e Giove il dannò a questa pena in inferno, che egli fosse legato con serpenti a’ raggi di una ruota, la quale mai non ristasse di volgersi; volendo per questo Isione s’intendano coloro, gli quali sono desiderosi di signoria, e per forza alcuna tirannia occupano, la quale ha sembianza di regno, che per Giunone s’intende: e di questa tirannia sopravvegnendo i sospetti, nascono i Centauri, cioè gli uomini dell’arme, co’ quali i tiranni tengono le signorie contro a’ piaceri de’ popoli: ed hanno i tiranni questa pena, che sono sempre in revoluzioni, e se non sono, par loro essere con occulte sollicitudini; le quali afflizioni, per la ruota volubile e per le serpi s’intendono.

Oltre a questi, vi descrivono Tizio: perciocchè disonestamente richiese Latona, dicono lui da Apollo essere stato allo inferno dannato a dovergli sempre essere il fegato beccato da avvoltoi, e quello, come consumato, rinascere intero; per costui sentendo quegli, che d’alto e splendido luogo sono gittati in basso stato, li quali sempre sono infestati da mordacissimi pensieri, intenti come tornar possano là onde caduti sono; nè prima dall’una sollecitudine sono lasciati, che essi sono rientrati nell’altra, e così senza requie s’affliggono. Pongonvi ancora le figliuole di Danao, e dicono, per l’avere esse uccisi i mariti, essere dannate a dovere empiere d’acqua certi vasi senza fondo, per la qual cosa sempre attignendo si faticano invano: per questo dimostrare la stoltizia