Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/52

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32 COMENTO DEL BOCCACCI

cose belle creò, e diede loro il movimento, il quale sempre poi continovato hanno; volendo per questo darne ad intendere, quando da prima pose la mano alla presente opera, essere circa al principio della primavera, e così fu siccome appresso apparirà; egli nella presente fantasia entrò a dì 25. di Marzo. Sì che a bene sperar: questa lettera si vuole così ordinare: L’ora del tempo e la dolce stagione, m’era cagione a sperar bene di quella fiera alla gaietta pelle: o vero se la lettera dice di quella fiera la gaietta pelle, si vuole ordinare così; m’ era cagione a sperar bene la gaietta pelle di quella fiera. Ciascuna di queste due lettere si può sostenere, perciocchè sentenza quasi non se ne muta. Reassumendo adunque la lettera come giace il testo, dice:

Sì che a bene sperar m’ era cagione

Di quella fiera, cioè di quella lonza, alla gaietta pelle, cioè leggiadretta, perciocchè pulita molto è la pelle della lonza: o vero, secondo 1’altra lettera, m’ era cagione di bene sperare, di dovere ottenere la pelle di quella fiera, la quale esso intendea di prendere, se potuto avesse, con una corda la quale cinta avea, secondochè esso medesimo dice in questo medesimo libro nel canto xvi. dove scrive:

Io aveva una corda intorno cinta,
E con essa pensai, alcuna volta,
Prender la lonza alla pelle dipinta.

L’ora del tempo, cioè il principio del dì, al a dolce stagione, cioè la primavera. Ma puossi qui domandare, che speranza poteva qui porgere di vittoria sopra la lonza, l’ora del mattino e la stagione della