Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/53

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SOPRA DANTE 33

Primavera; conciossiecosachè ia questi due tempi si soglia più di ferocità essere negli animali; perciocchè l’ora del mattino gli suole generalmente tutti rendere affamati, e1 per conseguente feroci; e la stagione del tempo gli soglia rendere innamorati più che alcuna altra stagione di tempo: e gli animali sogliono per queste due cose, per lo cibo e per venere, essere ferocissimi; e massimamente la lonza, la quale è di sua natura lussuriosissimo animale; e così pare che di quello di che si conforta si dovesse piuttosto sconfortare. Puossi nondimeno così rispondere, che conceduto quello che detto è essere negli animali bruti, è credibile negli uomini similemente in questo tempo crescere il vigore, in quanto essi, che razionali sono, veggendo partire le tenebre della notte, le quali sogliono essere e sono piene di paura, e nel tempo lucido veggono come possano l’arti del loro ingegno usare a vincere, e in che guisa possano i pericoli e l’esser vinti fuggire. E il tempo della primavera, secondo i fisici, è conforme alla compressione sanguinea, e però in quella il sangue è più chiaro, più caldo e più ardire amministra al cuore e forze al corpo; e quinci per avventura si puote nell’autore accendere ottima speranza di vittoria. Ma non sì gli diede speranza 1’ora del tempo ec. Che paura non mi desse

La vista,

cioè la veduta, che m’apparve, appresso la lonza, d’un leone.

  1. Perseguente.
com. di dante T. I. 3