Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/68

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48 COMENTO DEL BOCCACCI

dintorno alla detta scena tutto il popolo, e gli uomini e le femmine della città ad udire. E non gli traevano tanto il diletto e il desiderio di udire, quanto di vedere i giuochi che dalla recitazione del commedo procedevano i quali erano in questa forma, che una specie di buffoni, chiamati mimi, 1’uficio de’ quali è sapere contraffare gli atti degli uomini, uscivano di quella scena informati dal commedo, in quegli abiti ch’erano convenienti a quelle persone gli alti delle quali dovevano contraffare, e questi cotali atti, onesti o disonesti che fossero, secondochè il commedo diceva facevano. E perciocchè spessa vi si facevano intorno agli adulterii, che i commedi recitavano, di disoneste cose, si movevano gli appetiti degli uomini e delle femmine riguardanti a simili cose desiderare e adoperare, di che i buoni costumi e le menti sane si corrompevano, e ad ogni disonestà discorrevano: perciò, acciocchè questo cessasse, Platone considerando se la repubblica non fosse onesta non poter consistere, scrisse, e meritamente, questi cotali dovere essere cacciati delle città. Non adunque disse d’ogni poeta. Chi fia di sì folle sentimento che creda che Platone volesse che Omero fosse cacciato della città, il quale è dalle leggi chiamato padre d’ogni virtù? Chi Solone, che nello estremo de’ suoi dì, ogni altro studio lasciato, ferventissimamente studiava in poesia? Le leggi del qual Solone, non solamente lo scapestrato vivere degli Ateniesi regolarono, ma ancora composero i costumi de’ Romani, già cominciati a divenire grandi. Chi crederà ch’egli avesse cacciato Virgilio, chi Ora-