Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/72

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52 COMENTO DEL BOCCACCI

bene mi ricordo, egli allega un verso di Epimenide poeta, il quale attissimamente si potrebbe dire contro a questi sprezzatori de’ poeti, quando dice: Cretentes semper mendaces, malae bestiae, ventres pigri. E così colui il quale fu rapito insino al terzo cielo, non estimò quello che questi più santi di lui vogliono, cioè esser peccato o abbominevole cosa aver letti e apparati i versi de’ poeti. Oltre a tutto questo cerchino quello che scrisse Dionisio Areopagita discepolo di Paolo, e glorioso martire di Gesù Cristo, nel libro il quale compose della celeste Gerarchia. Esso dice, e perseguita e prova la divina teologia usare le poetiche fizioni dicendo, intra l’altre cose così: Etenim valde artificialiter theologia poeticis sacris formationibus, in non figuratis intellectibus usa est, nostrum, ut dictum est, animum relevans, et ipsi propria, et conjecturali reductione providens, et ad ipsum reformans anagogicas sanctas Scripturas; ed altre cose ancora assai, le quali a questa somma seguitano. E ultimamente, acciocchè io lasci star gli altri, li quali io potrei inducere incontro a questi nemici del poetico nome, non esso medesimo Gesù Cristo, nostro salvadore e signore, nella evangelica dottrina parlò molte cose in parabole, le quali son conformi in parte allo stilo comico? Non esso medesimo incontro a Paolo, abbattuto dalla sua potenza in terra, usò il verso di Terenzio cioè, Durum est tibi contra stimulum calcitrare? Ma sia di lungi da me che io creda Cristo queste parole, quantunque molto davanti fosse, da Terenzio prendesse, assai mi basta a confermare la