Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/77

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SOPRA DANTE 57

Rex erat Ænea nobis, quo jastior alter
Nec pietate fuit, nec bello major et armis.

Nelle quali testimonia Enea essere stato giustissimo. Anchise fu della schiatta de’ re di Troia, figliuolo di Capis, figliuolo di Assaraco, figliuolo di Troio, e fu padre d’Enea, come qui si dice: che venne da Troia. Troia è una provincia nella minore Asia, vicina d’Ellesponto, alla quale è di ver ponente il mare Egeo, dal mezzodì Meonia, da levante Frigia maggiore, da tramontana Bitimia, così dinominata da Troio re di quella.

Poichè il superbo Ilion fu combusto.

Ilione fu una città di Troia, così nominata da Ilio re di Troia, e fu la città reale, e quella, secondochè Pomponio Mela scrive nel primo della sua Cosmografia, che fu da’ Greci assediata, e ultimamente presa e arsa e disfatta. Chiamalo superbo, dall’altezza dello stato del re Priamo e de’ suoi predecessori. E poichè manifestato se gli è, fa una breve domanda all’autore, dicendo:

Ma tu perchè ritorni a tanta noia?

quanta è a essere nella selva, della quale partito ti se’; e quinci segue, e fanne un’altra,

Perchè non sali al dilettoso monte,
Ch’è principio e cagion di tutta gioia?

Espedite queste parole di Virgilio, segue la terza parte di questa seconda, nella quale dissi che con ammirazione l’autore rispondea, e col commendar Virgilio s’ingegnava d’accattar la sua benivolenza; e rispondendo alla dimanda di lui, gli mostra quello perchè al monte non sale, e il suo aiuto addimanda, e dice: