Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo II, 1831.djvu/120

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116 COMENTO DEL BOCCACCI

bido pane; le mele salvatiche, le castagne, i fichi, le noci e mille spezie di frutti, de’ quali così come spontanei producitori erano gli alberi, così similemente liberalissimi donatori. Erano oltre a ciò le radici dell’erbe, l’erbe medesime piene d’infinito salutevoli non men che dilettevoli sapori: e le domestiche greggi delle pecore, delle capre de’ buoi prestavan loro abbondevolmente latte, carne, vestimenti e calzamenti, senza alcun servigio di beccaro, di sarto o di calzolaio: oltre a ciò l’api, sollecito animale, senza alcuna ingiuria riceverne, amministravano a quegli i fiari pieni di mele; e la loro naturale piuttosto che provocata sete saziavano le chiare fonti, e’ ruscelletti argentei, e gli abbondantissimi fiumi. E a queste prime genti le recenti ombre de’ pini, delle querce, degli olmi e degli altri arbori temperavano i calori estivi, e i grandissimi fuochi toglievan via la noia de’ ghiacci, delle brine, delle nevi e de’ freddi tempi: le spelunche de’ monti, dalle mani della natura fabbricate, da’ venti impetuosi e dalle piove gli difendeano, e sola la serenità del cielo, o i fioriti e verdeggianti prati dilettavan gli occhi loro. Niun pensier di guerra, di navicazione, di mercatanzia o d’arte gli stimolava; ciascuno era contento in quel luogo finir la vita dove cominciata l’avea. Niuno ornamento appetivano, niuna questione aveano, nè era tra loro bomere, nè falce, nè coltello nè lancia, i loro esercizii erano intorno a’ giuochi pastorali, o in conservar le greggi, delle quali alcun comodo si vedeano. Era in que’ tempi la pudicizia delle femmine salva e onorata: la vita in ciascuna sua parte sobria e tempe-