Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo II, 1831.djvu/121

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SOPRA DANTE 117

rata, e senza alcuno aiuto di medico o di medicina sana; l’età de’ giovani robusta e solida, e la vecchiezza de’ lor maggiori venerabile e riposata. Non si sapeva che invidia si fosse, non avarizia, non malizia o falsità alcuna, ma santa e immaculata semplicità ne’petti di tutti abitava perchè meritamente, secondo che i poeti questa età descrivono, aurea si potea chiamare. Ma poichè per suggestion diabolica, siccome io credo, cominciò tacitamente ne cuori d’alcuni ad entrare l’ambizione, e quinci il desiderio di trascendere a più esquisita vita, venne Cerere, la quale appo Eleusina e in Sicilia prima mostrò il lavorio della terra, il ricogliere il grano e fare il pane: Bacco recò d’India il mescolare il vino col mele, e fare i beveraggi più dilicati che 1’usato; e con appetito non sobrio, furono cominciate a gustare le cortecce degli alberi indiani, le radice e i sughi di certe piante, e quelle a mescolare insieme, e a confondere nel mele i sapori naturali, e a trovare gli accidentali con industria: furono incontanente avute in dispregio le ghiande. Similmente avendo alcuni, in lor danno divenuti ingegnosi, trovato modo di tirare in terra con reti i gran pesci del mare, e di ritenere ne’ boschi le fiere, e ancora d’ingannare gli uccelli del cielo; furono da parte lasciati i lacciuoli e gli ami, e la terra riposatasi lungamente cominciata a fendere, e ’l mare a solcar da’ navilii, e portare d’un luogo in un altro, e recare i viziosi principii, si mutaron con gli esercizii gli animi. E già in gran parte, siccome più atta a ciò, Asia sì per gli artificii di Sardanapalo re degli Assiri, e sì per gli altrui, da questa