Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo II, 1831.djvu/122

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
118 COMENTO DEL BOCCACCI

dannosa colpa della gola, come l’incendio suol comprender le parti circustanti, così l’Egitto, così la Grecia tutta comprese, in tanto che già non solamente ne’ maggiori, ma eziandio nel vulgo erano venuti i dilicati cibi e ’l vino, e in ogni cosa lasciata l’antica semplicità. Ultimamente sparto già per tutto questo veleno, agl’Italiani similmente pervenne; e credesi che di quello i primi ricevitori fossero i Capovani, perciocchè nè i Quintii Curzii, nè i Fabrizii, nè i Papirii nè gli altri questa ignominia sentivano. E già era perfetta la terza guerra macedonica, e vinto Antioco Magno re d’Asia e di Siria da Scipione Asiatico, quando primieramente il lavorare divenne di mestiere arte. E intra ’l mestiere e l’arte è questa differenza, che il mestiere è uno esercizio, nel quale niuna opera manuale che dall’ingegno proceda s’adopera, siccome è il cambiatore, il quale nel suo esercizio non fa altro che dare danari per denari: o come era in Roma il cuocere a’ tempi che io dico, ne’ quali si mettea la carne nella caldaia, e quel servo della casa, il quale era meno utile agli altri servigii, faceva tanto fuoco sotto la caldaia, che la carne diveniva tenera a poterla rompere e tritar co’ denti. Arte è quella intorno alla quale non solamente l’opera manuale, ma ancora l’ingegno e 1’industria dell’artefice s’adopera, siccome è il comporre una statua, dove a dovere proporzionarla debitamente si fatica molto l’ingegno; e sì come è il cuocere oggi, al quale non basta far bollir la caldaia, ma vi si richiede l’artificio del cuoco, in fare che quel che si cuoce sia saporito, sia odorifero, sia bello all’occhio,