Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo II, 1831.djvu/123

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SOPRA DANTE 119

non abbia alcun sapore noioso al gusto, come sarebbe, o troppo salato, o troppo acetoso, o troppo forte di spezie, o del contrario a queste; o sapesse di fumo o di fritto, o di sapor simile, del quale il gusto è schifo. Era adunque al tempo di sopra detto mestiere ancora il cuocere in Roma, in che appare la modestia e la sobrietà loro; ma poichè le ricchezze e’ costumi asiatichi v’entrarono, con grandissimo danno dell’imperio, di mestiere arte divenne; essendone, secondochè alcuni credono, inventore uno il quale fu appellato Apicio: e quindi si sparse per tutto, acciocchè i membri dal capo non fosser diversi; e non che le ghiande, e’ salvatichi pomi e l’erbe, o le fontane e’ rivi fossero in dispregio avute, ma e’ furono ancora poco prezzati i familiari irritamenti della gola; e per tutto si mandava per gli uccelli, per le cacciagioni, per i pesci strani, e quanto più venien di lontano, tanto di quegli pareva più prezzato il sapore. Nè fu assai a’ golosi miseri l’avere i lacciuoli, le reti e gli ami tesi per tutto il mondo, alle cose le quali dovevano poter dilettare la gola, ed empiere il ventre misero, ma diedono e danno opera, che nelle cose le quali sè e’ loro deono corrompere fossero gli odori arabici, acciocchè confortato il naso, e per lo naso il cerebro, lui rendessero più forte all’ingiurie de’ vapori surgenti dallo stomaco, e l’appetito più fervente al desiderio del consumare. Nè furono ancora contenti a’ cibi, ma dove l’acqua solea salutiferamente spegner la sete, trovati infiniti modi d’accenderla, a dileticarla non a consumarla, varie e molte spezie di vini hanno trovate; e non bastando i sapor varii che la varietà