Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo II, 1831.djvu/134

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130 COMENTO DEL BOCCACCI

chè egli è detto cane, perciocchè ogni cane naturalmente è goloso, nè n’è alcuno, che se trovo à da mangiare cosa che gli piaccia, che non mangi tanto, che gli convien venire al vomito, come di sopra è detto spesse volte fare i golosi. Per le tre gole canine di questo cane, intende l’autore le tre spezie de’ghiotti poco davanti disegnate; e in quanto dice questo demonio caninamente latrare, vuole esprimere l’uno de’ due costumi, o amenduni de’ golosi: sono i golosi generalmente tutti gran favellatori, e ’l più in male, e massimamente quando sono ripieni, il quale atto si può dire latrar canino, in quanto non espediscon bene le parole, per la lingua ingrossata per lo cibo; e ancora perchè alquanto rochi sono per lo meato della voce, il più delle volte impedito da troppa umidità: e oltre a ciò, perciocchè i cani, se non è, o per esser battuti, o perchè veggion cosa che non par loro amica, non latran mai, il che avviene spesse volte ad i golosi, i quali come sentono, o che impedimento sopravvegna, o che veggano per caso diminuire quello che essi aspettano di mangiare, incontanente mormorano e latrano: e oltre a questo sono i golosi grandi agognatori, e come il cane guarda sempre più all’osso che rode il compagno, che a quello che esso medesimo divora, così i golosi tengono non meno gli occhi a’ ghiotti bocconi che mangia il compagno, o a quegli che sopra i taglieri rimangono, che a quello il quale ha in bocca: e così sono addomandatori e ordinatori di mangee, e divisatori di quelle. E in quanto dice, questo dimonio aver gli occhi vermigli, vuol s’intenda un degli effetti della gola ne’ golosi, a’ quali