Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo III, 1832.djvu/14

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6 COMENTO DEL BOCCACCI

presente: ma questa non pare assai conveniente cagione da doverlo aver fatto dubitare, conciosiacosachè, come Ciacco il vide il conoscesse, come davanti appare; e però che che altri si dica, io non discerno assai bene qual si potesse essere quel disio, il quale Virgilio dice qui, che l’autore gli tace.

Ed io: buon duca, non tegno nascosto
A te mio dir, se non per dicer poco,

per non noiarti col troppo;

E tu m’hai, non pur mo a ciò disposto,

ammonendomi di non dir troppo. O Tosco, che per la città. Qui comincia la terza parte del presente canto, nella quale con alcune dell’anime dannate in questo lungamente parla l’autore: nella qual terza parte l’autore fa sette cose: primieramente descrive le parole uscite d’una di quelle arche: appresso come Virgilio gli nominasse e mostrasse messer Farinata, e a lui il sospignesse: susseguentemente come con lui parlasse: oltre a questo come un’altra anima il domandasse d’alcuna cosa, ed egli le rispondesse: poi mostra come messer Farinata continuando le sue parole gli predicesse alcuna cosa: dopo questo scrive, come movesse un dubbio a messer Farinata, ed egli gliele solvesse: ultimamente come imponesse a messer Farinata quello che all’anima caduta dicesse: la seconda comincia quivi, Ed el mi disse: volgiti: la terza quivi, Com’io al piè: la quarta quivi, Allor surse alla vista: la quinta quivi: Ma quell’altro: la sesta quivi, Deh se riposi: la settima quivi, Allor come di mia. Dice adunque nella prima cosi, O Tosco: dinomina qui colui che queste parole dice,