Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo III, 1832.djvu/210

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202 COMENTO DEL BOCCACCI

contrada è freddissima, e caggionvi graodissime nevi, le quali non si risolvono, infino a tanto che l’aere non riscalda del mese di maggio, o all’uscita d’aprile; e allora risolvendosi, cascano l’acque di quelle nella Brenta, e fannola maravigliosamente crescere; e se racchiusa non fosse, come discende al piano, infra alti e fortissimi argini, i quali quelli della contrada fanno, essa allagherebbe tutta la contrada, e guasterebbe le strade, le biade e il bestiame, del quale v’ha grandissima quantità; e perciò dice l’autore, che i Padovani, cioè quegli del distretto di Padova, fanno simiglianti schermi che i Fiamminghi, cioè argini,

Per difender lor ville e lor castelli,

cioè i campi e’ lavorii delle villate e delle castella, le quali per lo piano di Padova sono; e questo fanno, Anzichè Chiarentana, cioè la neve la quale è in Chiarentana, il caldo senta, della state, la quale s’appropinqua: e questi due esempli posti, dice che, A tale immagine, cioè similitudine, eran fatti quelli, i quali lungo questo fiumicello erano, Tutto, cioè posto che nè sì alti ne sì grossi, come quegli che fanno i Fiamminghi e’ Padovani

Qual che si fosse, lo maestro felli,

cioè gli fece.

Già eravam dalla selva rimossi,

cioè dal bosco, del quale di sopra ha detto nel canto XIII. Tanto, ch’io non avrei visto, cioè veduto, dov’era,

Perch’io ’ndietro rivolto mi fossi,

a riguardarne: e ciò fu, Quando incontrammo d’ani-