Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo III, 1832.djvu/217

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SOPRA DANTE 209

se astrologo, e per quell’arte comprendesse ne’ corpi suiperiori ciò che egli al presente gli dice: o potrebbesi dire, ser Brunetto siccome uomo accorto, aver compreso in questa vita gli costumi e gli studii dell’autore esser tali, che di lui si dovesse quello sperare che esso gli dice; perciocchè quando un valente uomo vede un giovane continuar le scuole, perseverar negli studii, usare con gli uomini scienziati, assai leggiermente puote estimare, lui dover divenire eccellente in iscienza: ma che questo gli venga dalle stelle, quantunque Iddio abbia lor data assai di potenza, nol credo, anzi credo venga da grazia di Dio, il quale esso di sua propria liberalità concede a coloro, i quali faticando e studiando se ne fanno degni. E s’io non fossi sì per tempo, cioè così tosto, morto, cioè di quella vita passato a questa,

Veggendo il cielo a te così benigno,

intorno alle cose pertinenti alla scienza e alla fama, alla quale per la scienza si perviene,

Dato t’avrei all’opera conforto,

sollecitandoti, e dimostrandoti di quelle cose le quali tu ancora per te non potevi cognoscere, E poichè ser Brunetto gli ha detto questo, acciocchè il conforti al ben perseverare nel bene adoperare, ed egli si deduce a dimostrargli quello che la fortuna gli apparecchia, cioè il suo esilio; e acciocchè esso con minor noia ascolti quello che dir gli dee, gli premette la cagione, mostrando quella essere tale, che la ingiuria della fortuna la quale gli s’apparecchia, non gli avverrà per suo difetto come a molti avviene, ma per difetto di coloro i quali gliele faranno, e dice,

com. di dante T. III. 14