Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo III, 1832.djvu/221

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SOPRA DANTE 213

Or voglion dire alcuni, che i Pisani essendo certi che i Fiorentini prenderebbono le colonne, acciocchè essi non avesser netto così fatto guiderdone, quelle abbronzarono, e in quello abbronzare, quelle esser così scoppiate, e acciocchè i Fiorentini di ciò non s’accorgessero, le vestirono di scarlatto: e perciò per questo poco accorgimento de’ Fiorentini essere loro stato allora imposto questo soprannome, cioè ciechi, il quale mai poi non ci cadde: ma quanto è a me, non va all’animo questa essere stata la cagione, nè quale altra si sia potuta essere non so: seguono appresso troppo più disonesti cognomi, e volesse Iddio che non si verificassero ne’ nostri costumi, più che si verifichi il sopraddetto: dice adunque,

Gente avara, invidiosa e superba:

i Fiorentini essere avarissimi appare ne’ lor processi: e se ad altro non apparisse, appare al male osservare delle nostre leggi, le quali ancorachè con difficultà alcuna se ne ottenga, guardando ciascuno che il suo consentimento ha a prestare a confermazione di quella, non al comun bene, ma alla sua particularità, se pure si ferma, adoperando la innata cupidità della quale tutti siam fieramente maculati, per i componitori medesimi di quella con astuzie diaboliche si trova via e modo, che il suo valore diventa vano e frivolo, salvo se in alcuni men possenti non si stendesse: appresso ne’ pubblici ofici si fa prima la ragion del guadagno che seguir ne dee a chi il prende, che della onorevole e leale esecuzion di quello: lascio stare le rivenderie, le baratterie, le simonie, e l’altre disonestà moventi da quella: e perchè troppo