Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo III, 1832.djvu/222

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214 COMENTO DEL BOCCACCI

sarebbe lungo il ragionamento dell’usure, delle falsità, de’ tradimenti e di simili cose, mi piace lasciare stare. Sono oltre a ciò i Fiorentini oltre ad ogni altra nazione invidiosi, il che si comprende ne’ nostri aspetti turbati, cambiati e dispettosi, come o veggiamo o udiamo che alcuno abbia alcun bene: e per contrario nella dissoluta letizia e festa la qual facciamo sentendo alcuno aver avuta la mala ventura, o essere per averla: parsi ne’ nostri ragionamenti, ne’ quali noi biasimiamo, danniamo e vituperiamo i costumi e l’opere laudevoli di qualunque uomo buono, raccontiamo i vituperii, e le vergogne e’ danni di ciascheduno: parsi nelle operazioni, nelle quali noi siamo troppo più che nelle parole nocevoli: che più? superbissimi uomini siamo: in ogni cosa ci pare di dovere esser degni, e di dovere avanti ad ogni altro essere preposti, facendo di noi maravigliose stime, non credendo che alcuno altro vaglia, sappia o possa, se non noi. Andiamo con la testa levata, nel parlare altieri, e presuntuosi nelle imprese, e tanto di noi medesimi ingannati, che sofferir non possiamo nè pari nè compagnone: teneri più che ’l vetro, per ogni piccola cosa ci turbiamo e divegnam furiosi; e in tanta insania divegnamo, che noi ardiamo di preporre le nostre forze a Dio, di bestemmiarlo e d’avvilirlo; de’ quali vizii, esso permettendolo, non che da lui, ma bene spesso da molto men possente che non siam noi, ci troviamo sgannati: poi segue ser Brunetto ammaestrandolo, e dice,

Da’ lor costumi fa’ che tu ti forbi,