Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/140

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122 LA TESEIDE


8


Ma tu appena non conosci amore,
     Non che tu m’ami, e però non ti cale
     Del mio intollerabile dolore;
     Nè puoi compassione al mio gran male
     Portare: e ciò che dammi duol maggiore,
     E con asprezza più il core assale,
     È che mi par vederti maritata
     Ad uom che mai non t’avrà più amata.

9


E così ’l mio fedele e buon servire
     Sarà perduto, ed angosciosamente
     Lontan da te mi converrà morire:
     Deh or foss’io pur certo solamente
     Che per tal morte tu dovessi dire,
     Certo costui mi amò ben fedelmente;
     E’ me ne incresce: poi dove ch’i’ gissi,
     Altro che ben non credo ch’io sentissi.

10


O lasso a me, or che vo io cercando
     Ne’ sospir dispietati ed angosciosi,
     Che vanno ognora in me multiplicando,
     Ciò ch’essere non può? O tenebrosi
     Regni di Dite, se alcun tormentando
     In voi tenete, dite che si posi,
     Poichè vivendo i’ son colui che porto
     Sol, pene più che altro vivo o morto.