Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/205

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LIBRO SESTO 187


2


Poichè con lei lieta furon nati
     Ed allevati, e già mutato il viso
     Avea quando nel campo fur pigliati,
     Indi da lor ciascun suo ben diviso
     Avendo, gli lasciò isconsolati:
     Di prigion fuori d’ogni lieto avviso
     Poi l’un ne trasse, e quasi a lieta vita
     L’avea recato, e questi fu Arcita.

3


L’altro che poi, com’ella volle, fuore
     Se n’era uscito, ancor mise ella in esso,
     Con matto immaginare, un tal furore,
     Che sè al primo quasi ebbe rimesso
     D’acquistata salute in gran dolore:
     Alla qual cosa essendo assai appresso,
     E ben credendo ciò, com’ella volse,
     Teseo perdonò loro e gli raccolse.

4


Nè solamente gli mise speranza
     Di posseder quel che ciascuno amava;
     Ma oltre a ciò, senza alcuna mancanza,
     Quel che ciascuno in pria signoreggiava,
     Come detto è, rendè: sicchè abbondanza
     Ebber dove ognun prima mendicava:
     Così da morte, o ver da ria prigione
     Condusse loro in tale esaltazione.