Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/208

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
190 LA TESEIDE


11


E per non aspettar l’ultimo giorno
     Ch’esser dovea tra loro la battaglia,
     Ciaschedun manda messaggi d’attorno,
     E d’invitare amici si travaglia:
     E d’altra parte, per essere adorno,
     Ciascun fa paramenti di gran vaglia
     Per sè ornare, e per donare a’ sui,
     Che ’l giorno porteranno arme con lui.

12


E in breve tempo si furon forniti
     D’armi lucenti e forti a ogni prova,
     E di cavalli feroci ed arditi,
     Grandi alli greci, a veder cosa nuova:
     E ciascheduno in sè gli più spediti
     Fatti di guerra pensando ritrova,
     Per non venir disavveduti a fare
     Cosa che a danno lor possa tornare;

13


In questo mezzo il giorno si appressava
     Che dato avea Teseo a’ cavalieri;
     Onde ciascuno i suoi sollecitava
     Ched e’ venisson, ch’egli era mestieri:
     Perchè ad Atene assai gente abbondava
     D’ogni paese, e per tutti i sentieri,
     Chi ad Arcita, e chi a Palemone
     Venia, per vinta dar la lor quistione.