Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/320

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302 LA TESEIDE


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Così le fece, il subito vedere
     Di cui esser credea, pensier cangiare:
     Ciascun si guardi adunque di cadere,
     E del non presto potersi levare,
     Se non gli è forse caro di sapere
     Chi gli è amico, o chi amico pare;
     Colui che ’n dubbio davanti era amato,
     Ora con certo core è abbandonato.

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Or loda seco Emilia la bellezza
     D’Arcita tutta e ’l nobil portamento;
     Or le pare più somma la prodezza
     Di lui, e troppo maggior l’ardimento;
     Or crede lui aver più gentilezza,
     Or più cortese il reputa l’un cento;
     Là dove prima le pareano eguali,
     Or le paion del tutto diseguali.

127


Ora preso partito, ed appagata,
     Dagl’iddii tiensi d’avere il migliore;
     E già d’Arcita si dice sposata,
     E già gli porta non usato amore
     Occultamente, e già spessa fïata
     Pregò gl’iddii per lo suo signore,
     E con nuovo disio il va mirando
     L’opere sue sopra tutto lodando.