Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/321

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

LIBRO OTTAVO 303


128


Già le rincresce il combatter che fanno
     Più lungo, e fine a quel tosto disia:
     E già con nuova cura teme il danno
     D’Arcita più che non faceva in pria:
     E di lui pensier nuovi al cor le vanno,
     Li qua’ davanti punto non sentia,
     E sol d’Arcita l’immagine prende,
     E sè lascia pigliar, nè si difende.

129


L’aspra battaglia stata infino allora,
     Poscia che vider preso Palemone,
     Ed Ammeto abbattuto in terra ancora,
     E sopra lor più fiero Agamennone
     Videro, e gli altri, ciascun si discora,
     E lievemente si dà per prigione:
     Nè valse a Palemone il suo gridare,
     Tenete il campo, che ’l volesson fare.

130


Laonde Arcita in poca d’ora prese
     Co’ suoi di quelli tiepidi pugnanti;
     Il che vedendo tutto si raccese,
     Siccome soglion far sempre gli amanti,
     Se dubbiosa speranza mai gli offese,
     Quando certa ritorna a’ disianti
     Secondo il lor disio, e valoroso
     Il campo circuiva vittorioso.