Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/332

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
314 LA TESEIDE


26


Teseo rispose: cotal parlamento
     Non ha qui loco, chè or non morrai:
     Ecco lei qui al tuo comandamento,
     Con cui vivendo ancor t’allegrerai:
     Ed a lei disse: deh fallo contento
     Di quel ch’ei chiede: deh perchè nol fai?
     Non vedi tu quant’egli ha per te fatto,
     Che è a partito d’esserne disfatto?

27


Emilia più niente disiava,
     Se non onesta potergli parlare,
     E vergognosa così cominciava:
     O signor mio, se vale il mio pregare,
     Confortati, che ’l tuo mal sì mi grava,
     Che appena il posso, lassa, comportare:
     I’ son sempre con teco o dolce sposo,
     Oggi stato per me vittorïoso.

28


Qual i fioretti richiusi ne’ prati
     Per lo notturno freddo, tutti quanti
     S’apron come dal sol son riscaldati,
     E ’l prato fanno co’ più be’ sembianti
     Rider fra le verdi erbe mescolati,
     Dimostrandosi lieto a’ riguardanti;
     Cotal si fece vedendola Arcita,
     Poscia che l’ebbe sì parlare udita.