Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/350

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
332 LA TESEIDE


80


La donna fu assai quivi lodata
     Da’ circustanti re e da Arcita;
     E ben gli piacque ch’ella avea donata
     A Palemone liberta spedita:
     E similmente ancora fu pregiata
     Di Palemone la risposta ardita,
     Il qual da tutti accolto lietamente
     Fu, ma più da Arcita veramente.

81


Dopo che alquanto si fu riposato
     Arcita ver Teseo cominciò a dire:
     Signore, adempiuto è il tuo mandato
     Con non poco di me grieve martíre;
     E per quel credo d’aver meritato
     Emilïa, e perdono al mio fallire,
     La qual domando, se e’ t’è in piacere,
     Se egli è tempo ch’io la deggia avere.

82


A cui Teseo con voce grazïosa
     Rispose: dolce amico, ciò m’è caro,
     Nè disio tanto nessun’altra cosa;
     E però in quel modo che lasciaro
     A noi i nostri primi, quando sposa
     Essi nell’età lor prima pigliaro,
     Vo’ che solennemente ti sia data,
     Ed in presenza degli re sposata.