Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/39

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LIBRO PRIMO 21


35


E acciocchè non ponga in più parole
     Il tempo, il qual ne bisogna al presente,
     A ciascheduna che libertà vuole
     Ricordo e prego ch’ella sia valente:
     Ed a qual morte per libertà duole,
     Dipartasi da noi immantinente:
     Noi varrem molto me’ senza colei.
     E così detto, si tacque costei.

36


Grande fu tra le donne il favellare,
     Quasi pendendo tutte in tal sentenza,
     Di dover pure a Teseo dimostrare
     Quanta e qual fosse la lor gran potenza,
     Sed egli ardisse a’ lor porti appressare:
     Perchè senza null’altra resistenza
     Sè offerse ciascuna in fino a morte
     Alla reina vigorosa e forte.

37


Ippolita poi le profferte intese,
     Senza dimora i porti fe’ guernire,
     E le miglior del regno alle difese
     Senza nessun indugio fece gire;
     Ed in tal guisa armò il suo paese,
     Ch’assai sicura poteva dormire,
     Se soperchio di gente oltre pensata
     Non fosse, come fu, su quello entrata.