Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/405

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

LIBRO UNDECIMO 387


44


Perchè al rogo fatta più vicina,
     Con debol braccio le fiamme vi mise,
     E per dolore indietro risupina
     Tra le sue donne cadde: in quelle guise
     Che fan talor, po’ tagliata la spina,
     Le bianche rose per lo sol succise:
     E semiviva fece dubitare
     Di morte a chi poteala rimirare.

45


Ma senza lungo indugio risentita
     Si levò in piè, e le anella si tolse,
     Le qua’ donate già la aveva Arcita,
     E con suoi altri ornamenti gli accolse,
     E ’n su la pira subita e smarrita
     Le gittò presta, sì com’altri volse,
     Dicendo: te’, non si conviene omai
     Che io mi adorni, poi lasciata m’hai.

46


E quinci rotti li tristi lamenti
     Muta ricadde, ed il chiaro colore
     Fuggì del viso, e’ begli occhi lucenti
     Perder la luce, sì ne giro al cuore
     Subitamente tutti i sentimenti
     Per lui soccorrer, che già dal dolore
     Soverchio con fierezza era assalito,
     Là onde ogni valor gli era fuggito.