Pagina:Boccaccio - La Teseide di Giovanni Boccaccio nuovamente corretta sui testi a penna, 1831.djvu/46

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28 LA TESEIDE


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Il sangue lor vedevan sopra l’onde
     Con trista schiuma molto rosseggiare;
     E male a’ Greci l’avviso risponde,
     Poichè così si veggon malmenare:
     E qual più core aveva or si nasconde,
     Temendo delle donne il saettare;
     Perciocchè ell’eran di cotal mestiere
     Più ch’altre somme, vigorose e fiere.

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Teseo, che d’altra parte riguardava
     La falsa punta della greca gente,
     Di rabbia tutto in sè si consumava,
     Maladicendo il duro convenente,
     E d’ultima vergogna dubitava,
     E quasi uscia per doglia della mente;
     Perchè sdegnoso al cielo il viso volto,
     Così parlò, alto gridando molto.

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O fiero Marte, o dispettoso Iddio,
     Nimico alle nostre arme, i’ mi vergogno
     D’aprirti con parole il mio disio:
     E certo prego per cotal bisogno
     Non averai nè sacrifizio pio;
     Ma senza te la vittoria che agogno
     Farò d’avere, o l’alma sanguinosa
     Ad Acheronte n’andrà dolorosa.