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54 LA TESEIDE


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Ripresi adunque i lasciati ornamenti,
     Di Citerea il tempio fero aprire,
     Serrato ne’ lor primi mutamenti;
     Qui fe’ Teseo Ippolita venire,
     E dati i sagrifizii riverenti
     A Venere, sposò con gran disire,
     Ippolita, l’aiuto d’Imeneo
     Chiamando, quivi il gran baron Teseo.

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Molte altre donne a’ greci cavalieri
     Si sposarono allora lietamente,
     E per signor gli preson volentieri,
     Come avean gli altri avuti primamente.
     Con giuramenti santissimi e veri
     Lor promettendo che al lor vivente
     Nella prima follia non tornerieno,
     E che lor cari sempre mai averieno.

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Tra l’altre belle vedove e donzelle
     Che fossono in quel loco, una ve n’era
     Che di bellezza passava le belle,
     Come la rosa i fior di primavera:
     La qual Teseo veggendola tra quelle,
     Fe’ prestamente domandar chi era:
     Detto gli fu, sorella alla reina,
     Emilia nominata la fantina.