Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/179

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lettera 9

voi a voi medesimo facciate credere che non costretto, ma volontario l’esservi d’un luogo permutato in un altro, e che quest’altro sia il vostro, e quello che lasciato avete fosse l’altrui: questo vi agevolerà la noia, dove l’altro l’aggraverebbe.

Direbbesi forse per alcuni, non essere in queste cose quelle qualità ch’io dimostro, e massimamente in questo, che voi nella vostra città eravate potente, e in grandissimo pregio appo i cittadini1, che non sarete così nell’altrui: il che io non concederò di leggieri, perocchè chi è dappoco, se perde lo stato non ha di che dolersi, quello perdendo che non avea meritato, e colui che è da molto dee esser certo che in ogni parte è in grandissimo pregio la virtù. Coriolano fu più caro sbandito a’ Volsci, che a’ Romani cittadino. Alcibiade dagli Ateniesi cacciato divenne principe de’ navali eserciti di Lacedemonia. E Annibale fu troppo più accetto ad Antioco re che a’ suoi Cartaginesi stato non era. E assai nostri cittadini sono

  1. La famiglia de’ Rossi, come resulta dai Prioristi, e dai nostri storici, è stata celebre per le dignità meritate e ottenute. Ebbero consoli in Firenze prima del Priorato. G. Villani racconta che M. Gio. Pino, padre del nostro M. Pino, era alla corte di Clemente XXII in Avignone (il quale morì nel 1333.), ambascialore del comune per grandi cose. I figliuoli di M. Giov. Pino de’ Rossi furono condannati nel 1345 a perdere i beni e le possessioni donate loro. Calcola il Manni (Storia del Decamerone p. i c. 22, p. 78) che messer Pino fosse esiliato circa il 136o, diciassette anni avanti la morte del Boccaccio. Il che si ha meglio da Matteo Villani libro x cap. 25 ove si narra la congiura alla quale prese parte M. Pino.