Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/180

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10 a m. pino de’ rossi

già di troppo più splendida fama stati appresso le nazioni strane che appresso noi. E se io quanto credo ben compresi del vostro ingegno, non dubito punto che in qualunque parte dimorerete, non siate in quel pregio che in Firenze eravate, o maggiore. E se pur vogliamo il vostro accidente non permutazione ma esilio chiamare, vi dovete ricordare non esser primo nè solo; e l’aver nelle miserie compagni suole esser grande alleggiamento di quelle; e il vedere o il ricordarsi delle maggiori avversità in altrui, suole o dimenticanza o alleggiamento recare alle sue. E però acciocchè solo non crediate nell’esilio essere dalla fortuna ingiuriato, e abbiate in cui ficcar gli occhi quando la noia dell’esilio vi pugne, estimo non senza frutto il ricordarvene alquanti molto maggiori stati ne’ loro reami, che voi nella vostra città, co’ quali, se alle loro miserie guardate, non cambiereste le vostre.

Cadmo re di Tebe, di quella medesima citta ch’egli aveva edificata cacciato, vecchio morì sbandito appo gl’Illirii. Sarca re de’ Molossi cacciato da Filippo re di Macedonia, in esilio finì la misera sua vecchiezza. Dionisio tiranno, di Siracusa cacciato, in Corinto divenne maestro d’insegnar leggere a’ fanciulli. Siface grandissimo re di Numidia dalla sua più somma altezza vide il suo grand’esercito sconfitto, tagliato e scacciato, e da’ nemici il suo regno occupato, e le città prese; e Sofonisba sua moglie, da lui sopra ogni altra cosa amata, nelle braccia vide di Massinissa suo capitale nemico; e oltre a ciò sè prigione de’ Romani, e carico di catene, non solamente