Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/181

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lettera 11

onorare della sua miseria il trionfo di Scipione, ma rallegrare generalmente tutti i Romani, e ultimamente in piccola prigione rinchiuso, sotto l’imperio del crudel prigioniero menare il rimanente della sua vita. Perseo re di Macedonia primieramente sconfitto, e poi privato del regno, e dalla fuga insieme co’ suoi figliuoli ritratto, e dato nelle mani di Paolo Emilio similmente le catene trionfali, e la strettezza della prigione, e la rigidezza de’ prigionieri infino alla morte ontosa provò. Vitellio Cesare sentì la ribellione de’ suoi eserciti, e in sè vide rivolto il Popolo romano, nè gli valse l’essersi inebriato per fuggire senza sentimento le ingiurie della commossa moltitudine, che egli non conoscesse sè prendere e spogliare, e ficcarsi sotto il mento un uncino, e ignudo vituperosamente per lo loto convolgersi, e tirarsi alle scale Gemoniane, dove morendo a stento fu lungamente obbrobrioso spettacolo di coloro, che de’ suoi mali prendevano piacere. Io potrei oltre a questi mettere innanzi le catene d’oro di Dario, la prigione di Olimpiade, la fuga di Nerone, lo stento di Marco Attillo e molti altri, la quantità de’ quali sarebbe tanta e tale, che a scriverla niuna forte mano basterebbe; ma senza dirne più, solamente riguardando a’ contati, non dubito punto che alle loro maestà, alle lor corone e regni le lor miserie aggiugnendo, voi non accambiereste a quelle, che pel vostro esilio ricevute avete. Perchè accorgendovi che la fortuna non v’abbia fatto il peggio ch’ella puote, e che molti de’ maggiori uomini che voi non foste mai stanno troppo peggio che voi non istate, parmi che voi ab-