Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/193

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lettera 23

di grandissima consolazione cagione, e morendo di futura speranza? La natura ancora nelle mani de’ figliuoli pose il coltello vendicatore dell’onte fatte a’ padri, e la gloria degli avoli loro: perchè in luogo di ricreazione e non di peso in tanto affanno li dovete avere. Ma che diremo dell’aver moglie, non solamente vostro rammarico, ma quasi universale di ciascheduno? Affermerò, come che io provato non l’abbia, che dove buona e valorosa donna non sia, essere molto più grave nelle felicità che nelle miserie a tollerare. Perciocchè siccome la malvagia pianta nel terreno grasso subitamente in maravigliosa grandezza si leva, dove più umile nella più magra dimora; così la mal disposta anima, le superbe corna che fuora caccia nella prosperità, dentro ritira nella miseria. Ma se ad essere buona e pudica e valorosa si ritrova, niuna consolazione credo ch’esser possa maggiore allo infelice. Ma che l’uno e l’altro con alcun esemplo apparisca mi piace.

L’abbondanza de’ beni temporali trasse Elena figliuola di Tindaro in tanta lascivia, che con Paride fuggendosi mise Menelao suo marito, e i fratelli e’ pa renti, e tutta Grecia e in Asia importabile fatica, e quasi in eterna distruzione. Questa medesima abbondanza in tanta superbia elevò l’animo di Cleopatra moglie di Setor re d’Egitto, che cacciato il maggior figliuolo del regno, inimichevolmente con armata mano perseguitollo, e l’altro, che per la crudeltà di lei s’era fuggito, rivocatolo, parandogli insidie il provocò ad uccidirsi. E Cleopatra, che fu l’ultima reina d’Egitto, da questa medesima abbon-